Il divario tra Abraham Lincoln e Fedez
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Curiosando tra la Rete è interessante provare questo esperimento: digitate Abraham Lincoln e date un’occhiata alle rispettive immagini; poi cercate Fedez e soffermatevi sulle foto. 

Vi accorgete subito la differenza sostanziale tra le due epoche: l’unicità. Nel caso del celebre presidente avremmo una foto identificativa, scelta anche per essere stampata sui cinque dollari americani, mentre spostandosi nel presente avremo un quantitativo innumerevole di immagini per una sola persona. Siamo ben lontani dall’unicità delle immagini del passato. In noi si è radicata la conoscenza di Abraham Lincoln con le guance infossate, l’imponente barba e lo sguardo autorevole contornato da folte sopracciglia. Al presente invece riserviamo meno nitidezza, abbiamo più difficoltà infatti a creare un’immagine nella nostra mente.

Massimo Mantellini, uno dei maggiori esperti di Internet in Italia, si è soffermato molto su quest’aspetto. Sua infatti l’analisi dell’unicità delle immagini tra passato e presente e riferendosi alla modernità afferma proprio come “nessuna delle nostre immagini autobiografiche, nessuno dei nostri selfie da persone normali ha, da solo, un valore descrittivo e identificativo analogo” (riferendosi alle foto dei grandi del passato).

La tecnologia ha assottigliato la differenza tra alcune élite.

Alcuni mestieri erano servizi offerti per cui serviva oltre a un’elevata conoscenza anche un capitale non accessibile alla maggior parte delle persone. 

Una di quelle è infatti la fotografia. Grazie al progresso tecnico e alla diminuzione dei prezzi, le macchine fotografiche sono entrate piano piano nelle famiglie. Con l’avvento dello smartphone ma soprattutto con i social (in particolare Instagram che non a caso ha come simbolo proprio la macchina fotografica Holga) il ruolo delle immagini nella nostra vita si è aperto, diventando così tutti – dilettanti – fotografi. Recentemente addirittura la tendenza è quella di spostarsi verso brevi video. Il mantra di inseguire il media più emozionale rispetto al precedente ritorna. 

Che le immagini abbiamo da sempre un ruolo importante nell’uomo non è da mettere in dubbio. Vetrate e affreschi erano usati secoli fa per raccontare storie sacre all’interno dei luoghi di culto, in virtù della loro immediata comprensione di fronte al popolo scarsamente alfabetizzato. Le immagini sono nate ben prima della scrittura, nelle Grotte di Lascaux i nostri antenati incisero non certamente canti in endecasillabi.

 

Marshall McLuhan affermava come, rispetto alla parola Italia, se vediamo l’immagine della nostra bandiera in noi vengono alimentate emozioni che la scrittura non può far nascere: senso di patriottismo e ricordi vividi affiorano puntando lo sguardo su una fotografia, facendoci venire in mente la bandiera cucita nelle maglie della nazionale e la gioia nel momento in cui quella coppa veniva alzata al cielo. Nessun testo potrà mai far giungere così immediatamente emozioni. Questa riflessione è in parte associabile al pensiero di Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia, secondo cui abbiamo due sistemi mentali: il sistema 1 che opera in fretta e con poco sforzo e il sistema 2 che invece richiede un impegno maggiore che necessita di focalizzazione. Lo si attiva ad esempio svolgendo calcoli complessi oppure sviluppando capacità critica. 

Le immagini quindi sono un chiaro esempio di sistema 1 mentre il testo di sistema 2, più impegnativo sicuramente ma capace di creare una propria identità e giudizio critico a un livello irraggiungibile per le immagini.

Ma allora se fin da sempre l’uomo ha creato immagini quali sono le peculiarità di questo periodo?

La differenza sta nelle possibilità che ciascuno di noi ha nel creare immagini in grado di diventare virali e del loro aumento di importanza nel settore delle informazioni. L’uomo ormai per pigrizia tra un testo e un’immagine predilige quest’ultima, facendo lavorare molto il sistema 1 e lasciando a riposo invece il sistema 2, questo ha ripercussioni sul nostro modo di pensare.

Ogni due minuti vengono scattate più foto di quante l’umanità ne abbia prodotte in tutto il 1800. Non c’è da stupirsi quindi che Fedez abbia un numero più alto di immagini rispetto ad Abraham Lincoln, ciò però comporta dei cambiamenti. Immediatezza e sistema 1 vengono preferite sempre di più nella nostra epoca a discapito del pensiero lento e profondo.

Ma per la fotografia tutta questa quantità è un bene? Un ottimistico dubbio ce lo offre il celebre fotografo Stefano de Luigi.

“Vengono prodotte talmente tante foto in più rispetto al passato cheanche solo per una questione statistica credo che più gente sarà incuriosita dalla fotografia rispetto a dieci anni fa, e di conseguenza, più gente potrà scegliere di conoscere questo linguaggio in maniera strutturata. La verità è che in questo momento siamo sulla crestadi un’onda, difficile dire se continueremo a surfare o se la tavola si ribalterà