Tra Amazon e Jeff Bezos
Navigamente

Secondo una statistica del Per Research Center le famiglie benestanti americane hanno più probabilità di possedere un abbonamento ad Amazon Prime che ad una linea fissa. Inoltre quando ci si trova in un negozio fisico, un consumatore su quattro controlla la recensione degli utenti su Amazon prima di fare un acquisto.

Al giorno d’oggi solo negli USA gli account Prime sono arrivati a 126 milioni nel terzo trimestre del 2020, complice anche il lockdown che ha portato un aumento di 8 milioni di account nel giro di sei mesi.

Inizialmente secondo Jeff Bezos la sua creatura non doveva neanche chiamarsi Amazon ma Cadabra, poi Relentless (implacabile). Infine leggenda vuole, che sfogliando il dizionario lesse la parola Amazon, ossia Rio delle Amazzoni, e la scelse non solo in quanto fiume con più portata del mondo ma anche perché il secondo in classifica è parecchio distante. Era il 1994 ma il forte spirito competitivo si poteva già intravedere nella mente di Bezos che, come la tradizione vuole, fondò la società nel suo garage di Seattle. 

Oramai quel sorriso che copre “dalla A alla Z” è tra i marchi più conosciuti a livello mondiale. Anche se molto meno conosciuta è la mentalità Amazon.

Un’altra leggenda della Silicon Valley racconta che ex generali dell’esercito americano in pensione abbiamo aiutato a creare l’eccellente logistica della società di Seattle. Mitologia a parte è innegabile la sua efficienza. Basti pensare ai loro magazzini e alla loro filosofia per organizzarli.

Come penseresti di riordinare il deposito più grande del pianeta? Probabilmente accostando in maniera maniacale tutti i prodotti simili. Sbagliato. Amazon usa un modo che sembra poco efficiente a prima vista ma che permette di ridurre notevolmente gli errori. Le merci non sono affiancate vicino a prodotti simili. Le t-shirt possono essere tra un divano e un libro. Questo per evitare che si possa sbagliare taglia o colore se le magliette fossero una vicino all’altra. Errare è umano ma di certo così è molto meno frequente.

Sebbene sia nato come e-commerce di libri, l’azienda di Bezos ben presto ha abbracciato diversi merci e successivamente diversi settori.

Da una parte il colosso di Seattle viene criticato per il forte indebolimento che ha causato nelle piccole realtà locali, le quali hanno trovato un gigante contro cui è difficilissimo competere, soprattutto nel prezzo. Dall’altra parte Amazon si difende affermando che ha aiutato ad ampliare gli orizzonti delle piccole realtà che decidono di usare il marketplace proprietario di Amazon.

In tutto questo Jeff Bezos avanza con le acquisizioni, tanto da comprare per 14 miliardi di dollari la catena di negozi fisici Whole Food. Proprio così. Il gigante dell’e-commerce e degli acquisti smaterializzati investe in negozi concreti. Possiede librerie a Seattle, Chicago e New York.

Da una parte quindi può sembrare che Amazon detesti come filosofia tutto ciò che è fisico; in realtà ha bisogni di agganci tangibili per vendere i suoi prodotti: gli Echo, i Kindle ecc. I clienti vogliono vedere e toccare con mano e ormai Jeff è talmente ricco che può comprarsi tutto e sognare in grande. 

Addirittura sognare viaggi spaziali o come ha detto in un discorso: “salvare l’umanità fondando colonie umane permanenti su stazioni spaziali orbitanti e trasformando il pianeta in una gigantesca riserva naturale”. Fantascienza, idee visionarie, parole per convincere investitori?

Forse ma Blue Origin (un’altra sua creatura) ha proprio questo scopo. Insieme ad Elon Musk non condividono solo i primi due posti tra le persone più ricche del mondo ma anche le visioni per l’umanità ai limiti dell’immaginazione per l’oggi.

L’unica cosa che abbiamo dimostrato fino adesso è che siamo bravissimi a distruggere l’abitabilità sulla Terra piuttosto che migliorare quella di un mondo completamente alieno. 

La società di Bezos vuole rivoluzionare tutto. Negli Stati Uniti ha aperto recentemente la sua farmacia online in cui si possono comprare anche medicinali con prescrizione offrendo agevolazioni economiche per chi non è assicurato.

D’altronde Jeff ha seguito per molti anni la filosofia: nessun dividendo staccato, tutti investimenti. E a quanto pare ne ha fatti davvero tanti. Peccato che il grande fiume abbia un’enorme portata di profitti per i suoi padroni e molto meno per gli stati in cui fattura.

La società di diritto italiano di Amazon ha girato al fisco 11 milioni di euro di tasse nel 2019 di fronte di fronte a incassi per 4,5 miliardi di euro. Più che Rio delle Amazzoni, un ruscello di montagna.

________

Grafici tratti dal libro: The Four di Scott Galloway